Vi presentiamo Flavia di Lorenzo, la presidente della BeOn Foundation

La beOn Foundation è formata da persone, come tutti voi, che ogni giorno si pongono l’obiettivo di migliorare la vita a tutto tondo delle persone con disabilità. Scopriamo come, direttamente dalla voce della presidente.
Flavia, il volto “più importante” della BeOn Foundation, anche se sappiamo che tutti i componenti sono importanti in egual modo per portare avanti i numerosi progetti.


Cominciamo dalle basi: quando e come è nata la fondazione di cui sei a capo?

L’idea è nata nel 2018, a seguito dell’incidente stradale che ha coinvolto me ed il vice presidente della fondazione. Lui non ha avuto gravi conseguenze, mentre io sono rimasta disabile. Il mio ricovero presso l’ospedale Niguarda di Milano è durato un anno, periodo durante il quale ho potuto constatare di persona l’onorevole lavoro svolto dal personale dell’ospedale: oltre ad assisterti nel quotidiano, ti insegnano a fare le azioni più banali da capo (come mangiare e vestirsi) e ti preparano nel migliore dei modi alla nuova vita che ti attende.
In questi anni, e soprattutto nel più difficile primo periodo, non mi sono mai sentita sola. Per questo, insieme agli altri componenti della fondazione, ci siamo posti l’obiettivo di aiutare tutti i ragazzi che si trovano in situazioni simili alla mia… ed in generale, tutti quelli che ne hanno bisogno.
C’è da dire che nel corso degli anni l’idea iniziale è mutata leggermente, adeguandosi alle esigenze dei ragazzi con cui ho condiviso il percorso di riabilitazione e di tutte le persone che abbiamo conosciuto nelle varie occasioni di confronto. Inoltre, accadimenti storici come il Covid ed il rapido progresso tecnologico ci hanno aiutato ad indirizzare meglio il nostro operato, rivolgendolo ad un bacino di beneficiari sempre maggiore.

 

Come sei diventata la presidente?

Abbiamo deciso insieme che ero la figura più idonea, in quanto ho vissuto in prima persona questa esperienza. Di certo posso comprendere meglio le situazioni simili alla mia, ed i disagi che si possono vivere ogni giorno in ambienti non inclusivi.
Al mio fianco c’è sempre il vice presidente: essendo il mio caregiver, anche lui ha modo di comprendere appieno i singoli contesti, sin dal primo giorno. Infatti, si occupa di sbrigare le incombenze più difficili, e mi supporta nelle decisioni e nella realizzazione dei progetti.
In tutto siamo in 4: oltre a me c’è Stefano (il vice presidente, appunto), Dario (consulente finanziario/digitale) e Giovanni (il consigliere legale).


Per te è cambiato qualcosa dal giorno in cui avete dato vita a questa splendida realtà?

Ovviamente la mia vita è cambiata dopo l’incidente, sotto tutti i punti di vista. Ho dovuto riformulare tutto, ricominciare a fare le azioni basilari quotidiane ed accettare l’estremo cambiamento, difficile sia dal punto di vista fisico che mentale.
Data la fatica, mi sono resa conto che l’associazione poteva dare un grande aiuto a chi si trovava a vivere la mia stessa situazione. Con la BeOn Foundation mi sento più utile con gli altri, inoltre mi sento più compresa in quanto ho conosciuto altre persone come me che, nonostante le difficoltà personali, si impegnano ad aiutare gli altri.
In questi anni, purtroppo, mi sono resa conto anche delle difficoltà burocratiche ed economiche che sono costrette ad affrontare le persone con disabilità in Italia. Il sistema italiano troppo spesso, al posto di facilitare l’integrazione, erige ostacoli e vincoli quasi impossibili da superare. Anche per questo, vorremmo aiutare chi non è autonomo e non ha le forze fisiche ed economiche per vivere
con dignità. Non tutti hanno la possibilità di lavorare o hanno famigliari ed amici a supportarli, nonché le capacità per lavorare o per accedere alle utilissime tecnologie innovative.
Ecco, noi tutti, insieme, vorremmo migliorare la vita di ognuno di loro.


Di cosa vi state occupando in questo periodo?

Anzitutto dell’inserimento lavorativo: ci occupiamo di reclutare e formare persone con disabilità per farle lavorare lì dove è necessario il loro intervento, in base alle capacità personali di ognuno di loro. Ci stiamo appoggiando ad Aulab per i corsi di formazione, ma stiamo ampliando le collaborazioni con aziende simili per coprire il maggior numero di settori e far fronte a tutte le domande ed offerte di lavoro.
Poi c’è il gaming inclusivo, con cui riusciamo a far tornare il sorriso a molti ragazzi. È un progetto tramite il quale facciamo giocare ai videogames persone disabili, appoggiandoci allo Spazio Vita dell’ospedale Niguarda. Grazie all’utilizzo di tecnologie avanzate mirate, chiunque può giocare ed è un’emozione unica. Utilizziamo diversi dispositivi innovativi che rilevano movimenti e consentono l’interazione anche col solo utilizzo dello sguardo. Gli stessi li utilizziamo anche durante il percorso formativo per fare esercizi pratici, in quanto i ragazzi potrebbero ritrovarsi ad utilizzarli per lavorare.

 

Questi dispositivi sembrano davvero interessanti, tu li hai provati?

Io ho provato l’eye tracker, che è un dispositivo di tracciamento oculare, in grado di osservare e misurare i movimenti e le reazioni degli occhi per tradurli in azioni. Uno strumento utilissimo, che penso possa facilitare non solo il gioco ma anche il lavoro. È fantastico per lavorare, ma si può utilizzare anche per attività personali come scrivere email ed interagire col proprio pc.


Come è ben comprensibile, è perfetto per chi ha una lesione spinale alta e non può muovere nulla se non gli occhi.
Le idee non vi mancano, e conoscete tanti strumenti che possono supportarvi nel vostro percorso… Avete progetti futuri? Se si, e se si può dire, quali?

In realtà ne abbiamo tantissimi, ma non possiamo rivelarli tutti.
Il prossimo a partire sarà il teatro inclusivo, che è in corso d’opera ma quasi in dirittura d’arrivo. Abbiamo iniziato una collaborazione con varie figure professionali e, non appena avremo il primo copione, potrete assistere ad uno dei nostri spettacoli.
Ma non ci fermiamo mai, soprattutto grazie ai feedback che riceviamo dai ragazzi che interagiscono con la fondazione. Anche grazie a questo, le tante idee comuni si trasformano in breve tempo in progetti concreti da sviluppare.

 

Insomma, ci sembra di capire che l’entusiasmo delle persone che interagiscono con la fondazione è tanto. Tu come vedi le persone con cui interagite tramite la fondazione, ovvero quelli che beneficiano di quel che fate?

Tutti i ragazzi che interagiscono con la fondazione sentono la vicinanza e la comprensione e le trasmettono in egual misura. Questa è una grande soddisfazione per me, nonché motivo di enorme felicità. Siamo una grande famiglia composta da persone diverse con esigenze differenti, dove nessuno si sentirà mai solo.
Parlando del gaming inclusivo, ho avuto modo di vedere la reazione delle persone che giocano, ed il loro entusiasmo è commovente. In tanti ci dicono che finalmente sono riusciti a fare di nuovo quello che facevano prima, che li rendeva felici, e non immaginavano minimamente di poterlo fare ancora. Ed io non potevo immaginare gioia più grande!
Ogni volta che presentiamo i nostri progetti o interagiamo con i ragazzi ed i famigliari otteniamo un riscontro molto positivo. Le loro reazioni sono sempre ricche di stupore e felicità, e la gratitudine
è sempre tanta. Tutto questo ci conferma che stiamo andando nella direzione giusta e ci spinge a continuare.


In che modo riuscite a realizzare i progetti?
Per gettare le basi abbiamo avuto un finanziamento che ci ha consentito di acquistare i supporti necessari per partire. Tuttavia, “la base di partenza” non è sufficiente per andare avanti ed incrementare progetti e dispositivi di cui abbiamo bisogno.
C’è da dire che, purtroppo, i supporti tecnologici più avanzati hanno costi molto elevati e diventano obsoleti in pochissimo tempo. Inoltre, i tipi di disabilità sono tantissimi e diversificati, per cui sono necessari più supporti per poterci rivolgere a tutte le persone in modo totalmente inclusivo.
Per questo, senza un aiuto costante e concreto da parte di chi crede in noi, non riusciremo a rendere felici tutti i ragazzi, come vorremmo. Per poter proseguire con tutti i progetti, confidiamo nulla bontà delle persone che comprendono l’importanza di quello che facciamo con la fondazione e che desiderano, come noi, che tutti si sentano compresi ed inclusi.


C’è un modo per potervi aiutare a portare avanti le vostre idee e, soprattutto, per ampliare il bacino di beneficiari a Milano e nel resto d’Italia?
La nostra fondazione ha sede a Milano, per questo al momento agiamo più attivamente sul territorio milanese. Ma vorremmo ampliare il bacino di presenza, perché è giusto che quel che stiamo facendo qui possa abbracciare anche chi vive nel resto d’Italia.
Chi è in zona può aiutarci in tanti modi: proponendoci nuove attività ricreative o lavorative, spazi di condivisione o supportandoci come volontario. Siamo aperti ad ogni tipo di confronto e di innovazione, e saremo felici di vedere crescere la nostra squadra con persone volenterose.
Anche chi vive fuori dal territorio milanese può aiutarci in molteplici modi: segnalandoci persone che vorrebbero seguire corsi formativi ed immettersi nel mondo del lavoro, segnalandoci spazi da utilizzare per la condivisione e la formazione, offrendosi come volontari da remoto e proponendo nuovi progetti che possano includere più persone possibili.
Infine, ci terrei a sottolineare che, indipendentemente dalla zona, chiunque può aiutarci con il minimo dell’impegno, ovvero con delle donazioni. Tutti i fondi che riceviamo ci consentono di andare avanti, ampliare le aree di intervento e rendere itinerante ogni attività svolta, affinché le tecnologie che utilizziamo possano esser provate da più persone possibili. Senza risorse economiche, purtroppo, non potremmo fare più nulla.
Noi continueremo a portare avanti i nostri ideali e siamo certi che chi viene a conoscenza della nostra realtà non si tirerà indietro e sposerà la nostra causa. Vorremmo continuare a regalare sorrisi e ridare speranza a chi pensa di averla persa, ed io personalmente vorrei riuscire a non far più sentir solo nessuno.
Chiunque ci aiuterà avrà la nostra totale ed eterna gratitudine, e sarà artefice di una delle cose più belle della vita: la libertà di essere felici. Parola della presidente!

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