Categorie protette e lavoro in Italia: una storia che attende il lieto fine

Il problema del lavoro nel bel Paese colpisce tutti e, seppur esistono leggi a tutela di determinate categorie, i datori di lavoro fanno orecchie da mercante.

 

Si parla spesso di assunzioni obbligatorie ma, al contempo, sono ancora tante le persone appartenenti a categorie protette che si trovano senza lavoro. La legislazione parla chiaro e, parallelamente, anche i fatti concreti lo fanno, affermando versioni opposte. Allora dov’è l’errore?

 

Facciamo un passo indietro. In Italia le persone con disabilità sono 3,1 milioni (il 5,2% della popolazione) e, tra quelli in età lavorativa, solo il 31% è occupato, mentre il 18,1% è alla ricerca di lavoro. Ancor più rilevante è il fatto che di quei 3,1 milioni, il 32,1% è a rischio di povertà. Sappiamo che oggi la “dolce vita” è un periodo troppo distante per qualsiasi italiano, ma da questi dati si evince che c’è un problema serio da risolvere, e non dobbiamo rassegnarci.

 

Ora, le norme prevedono che le aziende con meno di 14 dipendenti non abbiano l’obbligo di assunzione di lavoratori con disabilità; le aziende che hanno da 15 a 35 dipendenti devono assumerne 2, quelle tra i 36 e i 50 dipendenti devono assumerne 3 ed infine sopra i 50 dipendenti è previsto il 7% del totale. Bene? Non proprio, anche perché esistono gli esoneri!

 

Nonostante non ci siano limiti massimi di assunzione di lavoratori da categorie protette e lo Stato fornisce incentivi economici alle aziende, queste ultime possono beneficiare di esoneri totali o parziali. Ciò significa che gli obblighi sopra citati vengono meno, ed aumenta il numero di disoccupati. Ma i limiti non sono solo economici.

 

Secondo il quadro presentato, si può pensare che uno Stato che incentiva l’assunzione di persone appartenenti a categorie protette consenta a qualsiasi azienda di farlo, con differenti strumenti. Eppure non è così. Infatti, il problema più grande è che oggi la maggior parte delle aziende italiane non è nella condizione di far lavorare chiunque, date le barriere di ogni sorta ed incapacità di abbatterle. E pensare che in suddette categorie rientra anche chi ha subito incidenti proprio sul posto di lavoro.

 

Il periodo storico in cui viviamo ci ha insegnato che, grazie alla tecnologia ed alle recenti Intelligenze Artificiali, qualsiasi essere umano possa ricoprire un impiego lavorativo. Ma esistono ancora limiti fisici, economici e mentali che fanno prediligere a molti datori di lavoro l’utilizzo della carta dell’esonero. Di certo, un impegno più concreto da parte di tutti (Ministeri, Pubbliche Amministrazioni, imprenditori, …) renderebbe la nostra una nazione migliore.

 

Potremmo prendere esempio dagli Stati dell’Unione Europea che fanno schizzare la percentuale di persone disabili con un impiego lavorativo al 51,3%. Ma noi siamo singoli individui e possiamo iniziare dal piccolo, impegnandoci singolarmente con: finanziamenti ad associazioni e fondazioni di settore, organizzazione e partecipazione a giornate tematiche, l’abbattimento di barriere architettoniche di competenza, l’incremento mirato del personale all’interno delle aziende.

 

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